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Il blog di Rocco De Marco
Aggiornato: 2 ore 1 min fa

Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca

Lun, 08/30/2010 - 09:07

Tratto integralmente e fedelmente (o se preferite control-c control-v) da questo comunicato ufficiale, le sottolineature sono mie:

Gentile Direttore, ho letto attentamente quanto affermato dal Ministro Zaia. Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura e che il mio pensiero è stato volutamente travisato.
Pensare che il Ministro dell`Istruzione non sia sensibile (…) (…) ad una parte così rilevante della nostra tradizione è un`accusa che respingo e che non si comprende se non ritenendola dettata da motivi di visibilità `elettorale.
Da subito ho attuato provvedimenti per legare la scuola al proprio territorio.
I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna. Le classi inoltre non possono essere composte da più del 30% di stranieri per favorire una migliore integrazione. Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa in linea con le richieste del mondo del lavoro della zona.
Allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnato dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto. Per questo la polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l`eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.
Mariastella Gelmini *Ministro dell`Istruzione

Molte volte, rileggendo gli articoli che pubblico online, trovo delle piccole sgrammaticature ed ogni volta me ne vergogno molto. Pensare però che il Ministro che comanda scuole, università e il mondo della Ricerca abbia potuto sfornare un testo così infarcito di errori non mi fa ridere, mi lascia molta tristezza.
Se esiste il fondo, l’abbiamo decisamente toccato, forse anche perforato. Auguri a tutti gli italiani.


Bandiera Blu: proprio una beffa

Mar, 08/24/2010 - 21:43

Ne ho già parlato in un altro articolo, ma un recente fatto di cronaca rende necessario un secondo round sulla vicenda delle Bandiere Blu.

Sono circa 80 le persone, per la maggior parte bambini, ricoverate negli ospedali del teramano per essere stati colpiti da rotavirus che provoca la gastroenterite. Dopo la moria di pesci il quadro diventa preoccupante per l’epidemia. Stiamo parlando di casi che si sono verificati sulla costa ad Alba Adriatica e Martinsicuro, nei pressi della foce del Vibrata.

(aticolo completo disponibile sul sito Pagine Abruzzo)

Iniziamo nel dire una cosa che appare evidente: il problema non è recente, non è occasionale o imprevedibile. Lo sottolinea anche il wwf che senza mezzi termini afferma: Il vibrata è una fogna già nel 2004.

Sul sito dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente (ARTA) della Regione Abruzzo è presente una pagina che individua proprio nella foce del Vibrata un punto critico. É vero anche che dalle indagini sono stati (finalmente!) scoperti degli sversamenti abusivi, ma da quanto tempo erano attivi?

Come ha funzionato, poi, il sistema dei controlli?
Leggendo su Il centro si ricostruisce la cronostoria: primi dati sballati tra il 15 e il 17 agosto 2010. Il divieto è scatto solo il 20 agosto e limitato a 150 metri di distanza a Nord e Sud dalla foce.

Sarò io che sono scettico, o semplicemente ignorante, ma proprio non riesco a capire come si possa discriminare un tratto inquinato da uno balneabile in soli 150 metri. Con il moto ondoso, con le maree, come si può garantire che solo a 150 metri tutto sia costantemente e regolarmente nei limiti di legge?

La verità è che siamo una nazione di persone per nulla virtuose. Inquiniamo, speculiamo e ci disinteressiamo dell’ambiente. Però uno dei principali settori economici è quello del turismo e non possiamo ammettere che le nostre tanto blasonate spiaggie siano delle fogne, e non basta una bandiera blu, che non assicura un bel niente, per nascondere le magagne.

Leggevo, sempre su Il Centro una delle tante (prevedibili) storie di chi ha creduto nella bandiera blu:

Sono la nonna di un bimbo di 1 anno, [...] I suoi genitori, dopo un anno di sacrifici, hanno messo con gran fatica da parte i soldini necessari all’affitto di un mini appartamento ad Alba adriatica per portarci il bimbo. E’ partito sano come un pesce. Tornato il 15 agosto è finito in ospedale (Treviglio) dove è stato salvato solo grazie a flebo continua (dal 15 al 22 agosto)
[...]

Quando scegliete il luogo dove trascorrere le vacanze, non fatevi condizionare dalle bandiere…


Veronesi, scienzato

Mar, 07/27/2010 - 13:44

Nella Scienza non c’è democrazia, non c’è aristocrazia. C’è chi ha ragione e chi no. Ci sono giovani che a soli 26 anni (Heisenberg) riescono a smontare la fisica consolidata da oltre un secolo. Nella Scienza l’autorevolezza conta si, ma fino ad un certo punto: non si ottiene una licenza per poter dire di tutto. Importanti scienziati, premi nobel, Darwin, Freud e lo stesso Einstein hanno commesso taluni errori, ma non sono stati graziati per dei “diritti acquisiti”.

La comunità scientifica è una delle poche realtà mondiali dove si sono affinati strumenti comuni per valutare i lavori dei singoli gruppi di ricerca. Lo scienziato pakistano ha pari dignità, pari voce, rispetto il cattedratico del M.I.T. o di Oxford.

Viceversa, se Einstein all’apice della sua carriera se ne fosse uscito con una teoria strapalata, sarebbe stato rapidamente e universalmente ridicolizzato dall’intera comunità. Proprio perché la scienza non è una monarchia.

In Italia abbiamo avuto la fortuna di avere una solida tradizione di scienziati, dal padre Galileo, a diversi nobel, e la sfortuna costituita dal fatto che costoro sono dovuti espatriare (o essere costretti ad abiurare) per poter condurre le proprie ricerche. Tra gli indiscussi scienziati che annoveriamo nelle file italiche c’è Umberto Veronesi, che ha numerosi meriti indiscussi.

Peccato, però, che ultimamente abbia iniziato a commettere degli errori di valutazione decisamente grossolani. Ancor peggio è l’impressione che lui tenti di utilizzare il prestigio ottenuto nel campo scientifico come una sorta di “certificazione di conformità” su alcune dubbie scelte politiche. Se uno dei più importanti esponenti della lotta contro il cancro appoggia il progetto per le nuove centrali nucleari il cittadino comune ne resta colpito. Ne prevale una sorta di sudditanza culturale dove “se lo dice anche Veronesi, allora il nucleare deve essere per forza sicuro”.

Non è, purtroppo, così. Come scrivevo recentemente il problema delle scorie è tutt’altro che risolto. Inoltre, in una nazione dove notoriamente lo smaltimento di rifiuti speciali e in mano alla malavita, non è difficile aspettarsi di trovarsi depositi di scorie sopra sorgenti d’acqua o sparpagliati e interrati nei campi (giusto per citare una notizia di oggi).

Personalmente preferisco avallare la posizione di Carlo Rubbia: bisogna cambiare il modo di produrre (e utilizzare, aggiungo io) energia.


La politica energetica del risparmio

Mer, 07/14/2010 - 10:21

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Robert Kennedy (18 Marzo 1968)

Non sapremo mai se le parole di Bob Kennedy erano propaganda, erano bugie o utopie da campagna elettorale. Non lo sapremo mai perché è stato ucciso tre mesi dopo averle pronunciate. Probabilmente sarebbero finite nella lista dei buon propositi irrealizzati e irrealizzabili (e noi li conosciamo bene dal “meno tasse per tutti” al “pensioni più dignitose”, passando per “un buon lavoro anche per te”).
Ciò non toglie che questa analisi sia assolutamente lucida e veritiera, nella sua insolita schiettezza.

Gli incidenti stradali fanno crescere il PIL, la paura della gente fa crescere il PIL, lo spreco -in generale- fa crescere il PIL.

Per questo motivo i politici che ci governano partoriscono incentivi alla rottamazione, incentivi ai nuovi acquisti, ma MAI per il risparmio. MAI una politica concreta per ridurre gli sprechi.

Riescono a trovare fondi per la nuova era nucleare italiana, ma non per spiegare alla cittadinanza che l’energia prodotta da queste nuove centrali non servirebbe (e ne avanzerebbe) se tutti ci impegnassimo a contenere i consumi. Ad evitare gli sprechi.

La mia esperienza (in parte narrata qui mi ha fornito numerose prove a sostegno della mia teoria: una famiglia di 4 persone (di cui 2 bambini) può vivere consumando (in media) meno di 5 kilowattora al giorno. Che significa una bolletta di circa 30/35 euro ogni due mese (comprensivo di tutto: consumi, quote fisse e tasse).

Una scelta responsabile degli elettrodomestici e un loro uso corretto, l’impiego di lampade a basso consumo, alcuni piccoli accorgimenti e qualche piccola rinuncia sono sufficienti per contenere il fabbisogno energetico familiare. Di conseguenza, se i virtuosi fossero la maggioranza, il fabbisogno energetico nazionale.

In un memorabile film, il grande dittatore, Charlie Chaplin tenne un accorato discorso conclusivo, in cui esalta la bellezza della vita ed esacra la violenza. Discorso di straordinaria bellezza che, a distanza di 70 anni, conserva intatto il suo insegnamento. Su un punto, però, si sbagliò; laddove affermò:

In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi.

La natura non è più ricca, è violentata. È malata. È impoverita. Non godiamo di risorse illimitate, lo stile di vita che conduciamo è insostenibile.

Non possiamo sperare che il nucleare possa tirare fuori dal cilindro quell’energia che ci manca, con prospettive durature. Il combustibile nucleare è scarso e il frutto della fissione, le scorie nucleari, un problema tutt’altro che risolto.

Il risparmio energetico, invece, da risultati certi. Applicato su vasta scala e con il sapiente utilizzo delle nuove tecnologie potrebbe essere un passo avanti verso l’autosussistenza degli uomini.


Figli all’università in tempo di crisi

Dom, 07/11/2010 - 19:22

Tagliare i costi per l’università? Risparmiare sugli affitti? Ridurre le spese universitarie?
Con la crisi economica le famiglie sono costrette a fare dolorosi tagli sul “bilancio familiare”. Peccato che anche il futuro dei figli, l’università, finisca spesso sul banco degli imputati come voce da ridurre.
Quello che molti genitori non sanno è che ci sono possibilità di far studiare i propri figli a costo pressocchè pari a zero o comunque a costi sostenibili.

Nessun trucco, nessun inganno. Vi illustro una situazione che conosco bene e posso assicurarvi che al giorno d’oggi è un affare d’oro: l’università degli studi di Camerino (MC).
L’università è una delle più antiche d’Italia (dal 1336) ed è immersa nel cuore dell’appenino marchigiano, a due passi dall’Umbria.
Ha un grande pregio: costa poco. In alcuni casi zero, in altri casi… gli studenti vengono pagati.

L’università è piccola, ma agguerrita. Non mancano prestigiosi riconoscimenti (giusto per citarne uno), ma il punto di forza sono i servizi rivolti agli studenti.

Le borse di studio, in rapporto al numero di studenti sono veramente molte (si veda qui e qui.
Un altro punto di forza sono i circa 700 posti letto gesti in strutture dell’Ente Reglionale per il Diritto allo Studio che vengono assegnati (a chi non rientra nelle borse di studio) a prezzi politici proporzionati alla condizione economica. Per chi proprio non riesce a rientrare nelle graduatorie dei collegi, il costo medio di una singola è di ca. 200 euro mensili e mini appartamenti, con più posti letto, si trovano anche a 350/400 euro al mese.

Le tasse universitarie, poi, sono tra le più basse in Italia. provare per credere.

Prima di depennare l’università di vostro figlio dal budget, prima di prendere decisioni drastiche, valutate bene l’ipotesi Camerino. Che, per giunta, è un ambiente ideale per gli studi con un rapporto diverso con la docenza rispetto i grandi atenei.

Per ulteriori informazioni: www.unicam.it e il sito dell’ente regionale diritto allo studio di Camerino


La lobby del nucleare

Mer, 07/07/2010 - 08:38


Laddove c’è una lobby il vaticano è sempre attivo e presente. Dove ci sono soldi, dove c’è il fiuto del business, i prelati sono sempre seduti sui posti giusti. Le incoerenze stridono, ma il mistero della fede è talmente grande da giustificare, sempre, tutto e tutti.

Stavolta è il turno del nucleare. C’è un articolo de l’Unità che sviscera la questione, delineando un pieno appoggio, una benedizione in piena regola, alla finta energia pulita.

Quello che mi piacerebbe chiedere a questi nuclearisti spudorati è una cosa semplice. Peccato che poi danno sempre risposte evasive. O danno risposte sapendo che stanno mentendo.
La domanda è: dove mettiamo, poi, le scorie radioattive?

Il processo di produzione di energia dal nucleare non è più pericoloso come ai tempi di Chernobil, sono il primo a dirlo. Reattori RMBK (di quelli che c’è da inserire, invece che sfilare, le barre per moderare la reazione) non ne fanno più (si spera). Eppure gli incidenti, anche oggi, non mancano.

È, però, il frutto velenoso della combustione a preoccuparmi di più. Un regalo che lasceremo ai posteri; visto che il decadimento è dell’ordine di migliaia di anni.
Facendo un parallelo, se le piramidi egizie fossero state dei reattori nucleari al tempo dei faraoni, sarebbero ancora contaminate.

Come facciamo a trovare un posto talmente sicuro, talmente stabile da un punto di vista geologico, capace di accogliere per milleni le nostre scorie?

Come facciamo ad essere sicuri di dare una eterna sepoltura, quando -finora- si registrano numerosi fallimenti? I tedeschi falliscono, gli inglesi pure, gli americani ci fanno armi e i giapponesi hanno un impianto per la gestione delle scorie con una sterminata lista di incidenti. La Francia pare che abbia seguito una linea più saggia: le esporta in Russia.

Il problema delle scorie non finisce qui. In una nazione, come la nostra Italia, dove le mafie hanno saldamente in mano lo smaltimento dei rifiuti NON SI PUÒ NON PENSARE che le mettano anche sul nucleare. In una nazione in cui ci sono smaltimenti abusivi a Bussi in Abruzzo, strade costruite sui rifiuti in Campania, CON i rifiuti in Sardegna, come si può sperare che le scorie vengano smaltite correttamente?
I presupposti non sono buoni anche in considerazione che, nonostante lo stop al nucleare, ci sono dei sospetti che in Sardegna, alla Maddalena, ci sia qualcosa ancora da scoprire sommerso in fondo al mare. Eppure depositi di scorie sono già disseminati in tutta Italia

Non si può essere nuclearisti convinti senza essere convincenti sulla questione delle scorie. Il problema, però, e che non si può essere convincenti perché una soluzione manca.
È per questo motivo che i politici e i sostenitori del nucleare glissano sulle domande scomode.

Peccato che la gente è disattenta su queste tematiche, e solo quando ci troveremo con il problema nucleare entrato prepotentemente nella nostra vita e nel nostro corpo, capiremo tutti. Ma sarà, ancora una volta, troppo tardi.

Riferimenti


Balzelli autostradali: come evitarli

Lun, 07/05/2010 - 08:12

Anche lo stato ha bisogno di soldi. Taglia qui, taglia li, salva questo e salva quello.

Ci possiamo permettere lussi parlamentari, lussi evitabili (come il costosissimo libro donato durante il G8 dell’Aquila) e una enorme evasione fiscale. Ci dimentichiamo che tutti gli ex parlamentare, per il semplice fatto di essere stati seduti alla Camera o al Senato per un paio d’anni, godono di un vitalizio esentasse (qualcuno ha provato a tirarne le somme con uno sconvolgente rendiconto).

Ci dimentichiamo, poi, che l’evasore ci costa doppio. Ci costa la prima volta perché non partecipa alla spesa collettiva, e ci costa la seconda volta quando usufruisce ingiustamente di servizi a titolo gratuito o agevolato perché dichiara il falso. È il classico caso del signore che scende da una BMW X6 per sottoporsi ad una visita specialistica in ospedale e poi attesta che il suo reddito familiare è inferiore ai 35mila euro lordi annui.

Pensa che ti ripensa, cosa riesce a sfornare lo stato? Riduzione dei compensi dei parlamentari? Maggiore lotta all’evasione? Nuove norme di controllo per mandare a casa definitivamente e senza buonuscita i manager pubblici incapaci? No. Più semplice: aumentano i balzelli.

Hanno deciso di tagliare fondi all’ANAS. Roba da matti, visto che le strade versano davvero in condizioni critiche (ma i manager sono sempre ben pagati). Poi, ironia della sorte, ne scaricano i costi sul cittadino.
Come fanno? Pedaggi su numerosi raccordi e superstrade ANAS.

In linea di massima potrebbe anche andare bene, ma l’ennesima trovata geniale è la modalità di prelievo della spesa: incremento del pedaggio autostradale nei caselli limitrofi ad una strada ANAS soggetta a pedaggio.

Esiste un documento dell’ANAS che illustra tutti i caselli coinvolti dal balzello. Quello che evitano di far sapere è che l’incremento tariffario è dovuto non solo a chi esce da uno dei caselli interessati, ma anche da chi entra.

Volete sapere a quanto ammonta l’incremento? Andate sul sito autostrade.
Fino al 30 giugno il pedaggio per il tratto da Civitanova Marche a Pescara Ovest-Chieti (A14) era di 6,80 euro (relativo ad un comune autoveicolo). Dal primo luglio 8,10 euro.
Potete verificare personalmente sul sito delle autostrade, dove noterete che anche il percorso inverso è salito a 8,10 euro.

Un singolo viaggio, andata e ritorno, comporta un esborso di 2,60 euro in più. Immaginiamo chi questo tratto deve percorrerlo decine di volte al mese…

Lo strumento presente sul sito autostrade è utile sia per conoscere con precisione l’entità del balzello, ma anche per studiare contromisure.

Come aggirare l’aumento
Semplice: bisogna evitare di entrare o uscire da uno dei caselli presenti nella lista dei caselli con maggiorazione. Molte volte è più facile di quello che sembra.

Analizziamo alcuni casi:

  • Caselli di Pescara Ovest-Chieti (A14) e Chieti (A25): basta uscire dal casello di VILLANOVA (A25), quindi proseguire in direzione CHIETI e dopo circa 2KM accedere al raccordo CHIETI-PESCARA (asse attrezzato).
    Verifichiamo. Civitanova Marche-Pescara Ovest: 8,10 euro. Civitanova Marche-Chieti: 8,60. Civitanova Marche-Villanova: 6,90 euro.
  • Casello di San Benedetto del Tronto (A14): Il Casello di Val Vibrata e percorrere circa 8 KM verso nord sulla Statale 16. Questa è una ottima soluzione per chi deve andare ad Ascoli e proviene da SUD, ma è anche conveniente per chi arriva da NORD.
    Verifichiamo. Da Rimini a S.Benedetto d.t. sono 12 euro. Da Rimini a Val Vibrata: 11,30 euro.
    Difficilmente uno che proviene da NORD sarà disposto ad allungare la strada di 16 km per risparmiare 70 centesimi (a meno di volerlo fare come una forma di protesta), ma chi proviene da SUD deve sapere che Termoli-S. Benedetto del Tronto costa 11,70 euro, mentre Termoli-Val Vibrata 10,10 euro. Ben 1,60 euro di risparmio per fare solo 8 km di strada su statale invece che in autostrada.
    Non vi ho parlato dell’uscita di Grottammare perché il caotico traffico che si incontra nell’attraversare il centro di San Benedetto è talmente fastidioso che rende questa strada difficilmente praticabile. Specie per chi deve recarsi ad Ascoli.

Sono consapevole che in molte circostanze è veramente difficile aggirare il balzello. Ad esempio intorno Roma. Però in tutte quelle circostanze in cui è possibile, perché non applicare questa forma di protesta contro questa ennesima nuova tassa?


Ad ignominia

Mar, 06/22/2010 - 08:35

Storie vomitevoli, storie inaccettabili. Figlie di una società benpensante, ma disattenta e anestetizzata, che vive passivamente questi soprusi. Che ben farebbero compagnia alle tante barbarie che la storia annovera.

Le lascio qui, senza giudizi. Ad ignominia. Sperando che il lettore, nel suo piccolo, ne tragga le dovute conclusioni. Magari preferendo a questi posti, a queste catene di distribuzione, altre.

- Reggio Emilia, “I locali del Meridiana” Bimba autistica cacciata dalla mensa 21/06/2010

-Milano, Standa zona Barona Donna incinta ruba carne, impietosamente denunciata 5/11/08.

- Assago, Carrefour Bimbo autistico dicriminato 13/9/2008


Ciao Josè

Ven, 06/18/2010 - 18:11

Il prolungato “silenzio” nel suo quaderno virtuale mi aveva insospettito, ma oggi la triste notizia, il Nobel Josè Saramago ci ha lasciato, il mio rimpianto è di aver conosciuto i suoi libri, di aver apprezzato il suo pensiero solo recentemente, mi mancheranno i suoi graffianti giudizi sulla società contemporanea e quel modo tutto suo, che ho imitato in questo post, di giocare con la punteggiatura. Ciao Josè.


La bandiera verde di Porto San Giorgio

Lun, 06/14/2010 - 10:49

Ormai di bandiere ce ne sono di tutti i colori. Sorpassata da decenni quella gialla, abbandonata quella bianca di resa, oggi ne sono spuntate di tutti i colori: blu, arancioni, verdi e chi più ne ha ne metta.

Giorni fa leggevo di una nuova “bandiera verde per le spiagge a misura di bambino”. Cercando in rete su questa bandiera si trova poco, salvo il lancio di agenzia che parla di bandiere attribuite da una non meglio precisata commissione di pediatri.

La cosa più esplicativa che riesco a trovare è:

Valutando stretti parametri di sicurezza e tranquillità, il sondaggio che ha visto intervistati 115 pediatri italiani ha dato i suoi frutti. Sul numero di Giugno la rivista OK, stila una lista delle località balneari italiane ideali per i piccoli e per le famiglie che vogliono godersi una vacanza tranquilla e senza pericoli.

Vogliono godersi una vacanza tranquilla e senza pericoli???

Dopo aver parlato della bandiera blu stavolta mi sono recato di persona, con famiglia al seguito, a Porto San Giorgio. Nominata Bandiera Blu d’eccellenza e Bandiera verde per le spiagge ideale per i bimbi.
Aspettativa enorme? Seguitemi nel racconto.

Se per vacanza tranquilla si intende “nel silenzio”, lasciate perdere. Ne ho già parlato qui.

Analizziamo invece il senza pericoli.

A Porto San Giorgio ci sono due ampi viali, viale Buozzi e Via Don Minzoni, contornati da alberi e, soprattutto il primo, con una ampia zona pedonale, larga almeno 10 metri.
Sembrerebbe l’ideale per far scorrazzare i bimbi, o per fargli dare le prime pedalate in triciclo o bicicletta. Peccato che l’usanza del luogo sia di passare nell’area con la bicicletta, invece che usare la strada. Ovviamente ciò vede protagonisti adulti e ragazzi, anche con andatura accellerata, al punto che è un pericolo lasciare più di un metro di margine di manovra ai bimbi, che corrono il rischio di essere investiti.

Ripieghiamo sul lungomare: peggio! Da un lato della strada è diventata un parcheggio e il traffico aperto accresce il fastidio e il rischio, qualora il bambino sfugga dal controllo dei genitori.
Inoltre le biciclette sfrecciano… sui marciapiedi e anche sulla battigia. Impossibile lasciare i bimbi nella assoluta sicurezza senza stargli con il fiato sul collo.

Traffico e parcheggi invadenti sul lungomare di Porto San Giorgio

Ci sono poi altre piazze. Piazza Mentana, ampia ma poco riparata dal sole e con breccia; Piazza Gaslini ben riparata, con terra battuta, ma frequentata da individui che non ispirano fiducia (ieri c’erano due ubriachi…); o Piazza Torino che è l’unica che ha soddisfatto i nostri criteri di sicurezza, ma è distante circa due chilometri da dove stazioniamo.

Oppure c’è la spiaggia direte. Per giunta una spiaggia da bandiera blu d’eccellenza.
No, purtroppo no. Anche li c’è un problema: le cicche di sigaretta.
Chi ha bimbi sa che fino ad una certa età portano istintivamente in bocca tutto ciò che gli passa per le mani. Immaginate cosa fa un bimbo quando gli capita tra le mani la famigerata cicca…

Sigarette in spiaggia

Non ho mai avuto simpatia per i fumatori, che in realtà sono comuni tossicodipendenti che puntualmente devono assumere la loro dose di nicotina. Quando sono in crisi di astinenza non capiscono che fumare nei pressi di un bambino è una cosa sconveniente, e ancor meno che la cicca può diventare un pericolo.
Però nel caso fotografato abbiamo superato i limiti: cicche nell’area gioco dei bimbi sulla spiaggia!!!
La foto è stata scattata alle 18 e 30 del 12 giugno 2010 in uno stabilimento balenare distante poche decine di metri dalla sede del Municipio. Stesso scenario trovato anche in altri stabilimenti balneari, tra cui uno posizionato non molto distante dall’incrocio con via Oberdan.
Qui la responsabilità non può essere lasciata ai soli fumatori, ma anche a chi non controlla, a chi non pulisce e a chi non sanziona.

Dov’è la sicurezza di cui parlano questi 115 pediatri?


10 Giugno: 70 anni fa l’ingresso negli inferi

Mer, 06/09/2010 - 14:17

Un balcone, una folla, un discorso, un microfono, la radio. Questi gli ingredienti.

La mancanza di lungimiranza, l’ambizione, la megalomania. Queste le spezie.

Migliaia di morti, migliaia di internati, intere città distrutte, bombardate o cannoneggiate. Questo il risultato.

Si potrebbe scrivere per ore, per giorni, per rievocare il 10 giugno del 1940. Per commentare quel “Combattenti di mare, di terra e dell’aria!” per parlare della triste disfatta della regia marina, della mancanza di coordinazione delle forze aeree, della inadeguatezza delle forze di terra. Per ricordare l’inopportuna guerra con la Grecia, della ARMIR mandata al macello in Russia, delle tante sconfitte e della tanta propaganda che riusciva ad inventare vittorie dal nulla. Per poi parlare della fuga del savoia e del suo codazzo, dell’Italia lasciata senza colpo ferire in mano al nazifascista.

No, voglio invece parlare di chi quel cruciale giorno era in piazza, di chi quel giorno era a casa ad ascoltare la radio. Di chi ha appreso la notizia dai giornali, da chi all’osteria o per strada.

Settanta anni sono tanti. Iniziano ad essere troppi. Per trovare uno dei primi combattenti dovremmo cercarne uno che aveva almeno 18 anni, e quindi oggi 88 anni. Per gli ufficiali dobbiamo aggiungere almeno altri sette anni, arrivando a 95. Per i partigiani qualche anno in meno, prendendo un sedicenne del 1945 oggi ne avrebbe 81.

Se un bambino di 10 anni era li, a piazza Venezia al cospetto del balcone, oggi avrebbe 80 anni.

Tra qualche anno ce li perderemo tutti. Non avremo più la memoria storica vivente della travagliata storia recente di questa nazione. Non potremo più sentire testimonianze dei sopravvissuti del Pola, dei cannoneggiati di Genova, dei bombardati di Roma. Ci salveranno solo le loro memorie, i loro libri, gli scritti.

Ci salveranno da un revisionismo e negazionismo che trovano sempre più terreno fertile della colpevole ignoranza di questo giorno? Sono troppi quelli che ignorano il significato del 25 aprile, del 2 giugno e del 20 settembre. E, appunto, del 10 giugno. Il giorno in cui si spalancarono gl’inferi.


Porto San Giorgio: vince il rumore

Ven, 05/28/2010 - 20:32

Chi ama il mare lo frequenta la mattina, rigorosamente entro le 8. Quando il mare sembra una tavola, il rumore di quel minimo gorgogliare dell’acqua una melodia. L’aria fresca, ma con clima piacevole.
Il mare della mattina è l’opposto del brodino caldo e all’odore delle creme solari delle 11.
Infatti chi ama il mare a quell’ora ha già levato le tende.

Porto San Giorgio è una città di mare che raggranella titoli a ripetizione: bandiera blu, spiaggia ideale per bambini e chissà quanti altri titoli rilasciati dalle miriadi di associazioni che rilasciano gagliardetti, bandierine del risiko, bicchieri e chi più ne ha ne metta. Ma questa è una città di mare che predilige il mare, o solo il business legato al mare? Tralasciamo la retorica, oggi nessuno non fa niente per i soldi. Però se non ci si pongono dei limiti, si corre il rischio di snaturare la propria vocazione.

Nell’immaginario collettivo di chi ama il mare, l’ideale è poter, anche per soli 15 (strapagati) giorni all’anno, potersi svegliare, affacciarsi e trovarsi al cospetto l’imponenza del mare. Sentire la brezza fresca sul viso e scrutare il misterioso orizzone. Peccato che se intendete vivere il mare in questo modo, Porto San Giorgio non è il luogo per voi. La notte è lunga, e non si dorme fino all’1.30 nei giorni migliori (le 3.00 nei peggiori), e la mattina scordatevi la spiaggia alle 8, a meno di usare il famosi stecchini per tenere aperti gli occhi. Affacciandovi dalla finestra invece della brezza vi arriva olezzo delle fritture e l’orizzonte non lo vedrete, coperto da sempre più invadenti strutture balneari.

Avete bimbi? Cazzi vostri. Il lungomare è aperto alla circolazione e se una volta potevate percorerlo in lungo e in largo, magari con i bimbi che muovono i primi passi o che danno le prime pedalate, oggi dovete driblare non solo le auto in circolazione, ma anche quelle parcheggiate sul bordo.

Il rumore della movida vi da fastidio? Cazzi vostri. La movida è il cuore del sistema economico locale, e chi si azzarda a sollevare una minima obiezione rapidamente ripreso: c’è gente che investe e che vuole rientrare dei propri investimenti.

Ma aspettate un attimo. Economia locale basata sulla movida? Economia basata principalmente sulla movida? Non diciamo stupidaggini.

Quando io soggiorno a Porto San Giorgio non compro solo bevande, non finanzio solo gli chalet o esercizi che fanno musica tutta la notte. Io finanzio anche il panettiere, anche il salumiere o l’artigiano che fa olive ascolane, il negozio di telefonia, l’edicola e la libreria, il fioraio e l’orologiaio. Mia moglie finanzia il negozio di articoli per bambini, il negozio di abbigliamento, l’alimentare. Noi finanziamo molti più negozianti, coprendo più categorie merceologiche.

Però il numore notturno ci da fastidio. I bimbi faticano a prendere sonno, la mattina è dura alzarci per prendere il bello del mare. Se diamo fastidio ce ne andiamo in montagna come qualcuno ebbe modo di rispondere a chi si lamentava dei rumori notturni. O cercheremo una spiaggia più silenziosa, e ce ne sono perchè c’è ancora chi valorizza il mare.

Il sindaco cosa fa? Notizia di oggi (fonte: Corriere adriatico): autorizzata la musica dal vivo tutte le notti fino all’una e trenta. Con ben 70 decibel di emissione. Diffusioni sonore ammesse fino le due, con due notti a settimana fino alle tre.

A chi dice: “Non criminalizziamo i pubblici esercizi. Sono uno degli ultimi pilastri dell’economia locale” voglio far presente che se io cambio lido saranno il panettiere, il salumiere e tutti gli altri che noi finanziamo a lamentarsi della caduta del fatturato.


Il valore della privacy

Gio, 05/20/2010 - 15:00

In un famigerato social network ci sono cinque amici, si sono “reincontrati” virtualmente dopo diversi anni. Sono Matt, Luke, Catherine, John e Jennifer.

Matt un giorno si sfoga del suo capo di lavoro, dicendo che è un parassita figlio di papà, che non ha alcuna capacità professionale. Dice che appena il capo è lontano dall’ufficio lui si diverte a fare il fannullone alla facciaccia sua.

Luke è un giovane alternativo, uno di quei tanti giovani che il sabato sera balla e si sballa. Cose (purtroppo) normali ai giorni d’oggi, ma una sera decidono di immortalare la loro baldoria in alcune immagini messe online. Cose che fanno tanti…

Catherine non sta attraversando un bel periodo, ha delle crisi epilettiche e se ne sfoga con gli amici del social network. Non che la cosa le renda la vita impossibile, ma è comunque una cosa fastidiosa di cui farebbe volentieri a meno.

John è benestante, e come molti benestanti i soldi non gli bastano mai e gli pesa pagare le tasse. Con gli amici virtuali si vanta del suo fiammante yacth comprato da poco (e intestato ad una persona di comodo). Ne pubblica anche alcune fotografie.

Jennifer è una casalinga e trascorre molto tempo collegata sul social network. Spesso, con le amiche, si lascia andare -tra il serio e il faceto- in commenti più o meno appropriati su alcuni amici comuni. Lo fa principalmente per ingannare il tempo di una lunga giornata a casa.

Sono tutte storie che ho inventato, gli ho voluto dare una ambientazione a stelle e strisce per evitare che qualche conoscente possa pensare che lo stavo “impersonando” in un ruolo. Ovviamente casi analoghi e migliaia di varianti possono essere ambientate in Italia.

Sono storie di persone come tante altre, che dietro lo schermo si sentono, forse, una formica persa in un campo di calcio. “Chi volete che si vada ad interessare alle mie informazioni personali?”, “Io mica metto informazioni personali, il mio indirizzo è nascosto, il numero di telefono non c’è”. Sono alcune delle risposte che i nostri cinque darebbero prontamente qualora qualcuno sollevasse dubbi sull’opportunità di condividere informazioni personali.

Passano alcuni anni. Gli amici stavolta si incontrano fisicamente dopo che, piano piano, si erano allontanati tutti dal social network.

Matt era inviperito. Nonostante fossero passati diversi mesi era ancora adirato con un qualche individuo misterioso che aveva “girato” i suoi messaggi denigratori al capo, che lo ha licenziato in tronco. Ha provato anche a difendere il lavoro dando risalto alla sua storia sui media, ma l’effetto è stato un boomerang. Non solo non ha trovato nessuno che l’appoggiasse, ma ha rimediato una diffusa antipatia. Inoltre la popolarità l’ha guastato nella nuova ricerca di lavoro, al punto che è tutora disoccupato.

Luke si era avviato ad una certa carriera all’interno del corpo dei Marines. Tagliati i capelli, assunto un atteggiamento irreprensibile era diventato un modello del comportamento esemplare. Finchè saltano fuori delle foto, a suo tempo inviate sul socialnetwork, che lo mostrano ubriaco intento a “profanare” un monumento in onore delle vittime americane in Vietnam.
La sua carriera subì una battuta d’arresto. Lui ancora oggi non sa spiegarsi come quelle foto siano uscite fuori, foto di cui si era persino dimenticato dell’esistenza.

Catherine stava meglio. Le crisi epilettiche sono praticamente scomparse e ha riscoperto il gusto della vita. Ma anche lei si pente amaramente dall’averne discusso sul social network. Dopo un po’ di tempo, allo scadere della sua polizza assicurativa medica si trovò il premio decuplicato. Alla richiesta di spiegazioni gli fu risposto che gli epliettici hanno maggiori rischi di complicanze e maggiore rischio significa premio più alto.

John neanche aveva di che rallegrarsi. L’ufficio delle entrate tributarie è entrato in possesso delle sue battute sullo yocht e sono diventati… capi di imputazione. Ancora oggi è sotto processo, ma le prospettive sono per nulla rosee.

Jennifer era tornata single. Il marito aveva ricevuto un vero e proprio dossier anonimo pieno di commenti lasciati dalla moglie nel social network. I commenti sono stati in larga misura fraintesi, ma il tarlo era partito… così decise di lasciarla. Il matrimonio finì in tribunale, e il dossier entrò nei faldoni processuali, gravando non poco sulla posizione di Jennifer che fu costretta ad accettare una separazione consensuale decisamente al ribasso. Adesso lavoricchia e vive in un monolocale.

Ho lavorato di fantasia, probabilmente calcando troppo le trame. Chiedetevi però cosa può succedere se le informazioni, le immagini, i dati che riversate sul social network possano essere utizzate contro di voi. Pensate di essere al sicuro? Pensate che le impostazioni sulla privacy siano adeguate?

Allora date un’occhiata a questo sito che dimostra come le informazioni presenti su facebook possono essere estrapolate.
Un buon motivo per chiudere l’account sul popolare social network.
Torniamo a sentirci per email, molto più discreta, ma innalziamo il livello di attenzione sulle informazioni che rilasciamo, anche incosapevolemente, nella rete.
La vecchia abitudine di usare degli pseudonimi non è detto che sia sbagliata…

Account -> Impostazioni Account -> Disattiva Account

Addio Facebook…


Bandiera blu non significa mare pulito

Mer, 05/12/2010 - 09:06

Come accade puntualmente ogni anno, nella giornata di ieri sono state rilasciate le Bandiere blu per l’anno 2010. Quasto ambito riconoscimento viene presentato alla popolazione come un elenco di luoghi in cui il mare è pulito. Tuttavia non è proprio così.

Su sito di Fee Italia (l’associazione che si occupa di attribuire le bandiere blu) si legge:

Istituita nel 1987, anno europeo per l’ambiente, la Campagna è curata nei vari Paesi dalla FEE, Foundation for Environmental Education. La Bandiera Blu delle spiagge si assegna per: qualita’ delle acque, qualita’ della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale. La Bandiera Blu degli approdi turistici si assegna per: qualita’ dell’approdo, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale ed informazioni.

Bandiera blu significa qualità delle acque?

Lo scorso anno mi capitò di leggere casualmente un articolo del Resto del Carlino del 5 maggio dove, senza celare toni allarmistici, parlava di ben due ettari di spiaggia di Civitanova Marche inquinata da idrocarburi. Un bel casino: divieto di balneazione e lunghi lavori necessari alla bonifica e con le solite preoccupazioni degli operatori turistici che non amano mai accollarsi il rischio di una stagione rovinata.

Appena il giorno dopo venne lanciato dalla stampa in pompa magna l’elenco delle spiaggie con bandiera blu per l’anno 2009. Rimasi basito nel vedere Civitanova Marche inserito nell’elenco delle spiaggie blu.
Come è possibile? una spiaggia inquinata da idrocarburi con divieto di balneazione può fregiarsi della bandiera blu? Allora la bandiera blu non significa Mare pulito?

Nel giro di 10 minuti avevo già inoltrato una email ai responsabili di fee italia:

Inviato: mercoledì 6 maggio 2009 16.07
A: infofeeitaliaorg
Oggetto: Circa l’assegnazione delle bandiere blu

Oggi è la giornata in cui sono uscite le tanto attese liste dei comuni premiati da bandiera blu.

Sono anni che frequento le spiagge di Marche e Abruzzo e i “criteri internazionali spiagge” (http://www.feeitalia.org/doc/BF_criteri_spiagge.pdf) sono spesso inapplicati in numerosi punti.

Giusto per citare un caso evidente di attribuzione ingiustificata si può citare Civitanova Marche (MC) presente nella lista, ma alle prese con un problema di inquinamento della costa. Si legge su “il Resto del Carlino”:

“Spiaggia contaminata, parte la bonifica – Sarà vietata per almeno un mese Civitanova Marche, 5 maggio 2009 – Un tratto della spiaggia sud transennata, vietata per un mese [...] l’area interessata dalla bonifica dei 20 mila metri quadrati di arenile a ridosso del molo sud contaminati da idrocarburi.”

L’articolo è disponibile online all’indirizzo: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/civitanova_marche/2009/05/05/172902-spiaggia_contaminata_parte_bonifica.shtml

Mi chiedo se l’attribuzione delle bandiere blu sia semplicemente una forma di pubblicità (ingannevole e forse a pagamento) o se l’organizzazione che le rilascia svolga attività di controllo e offre un servizio di segnalazione delle irregolarità.

Saluti, Rocco

Nel giro di un giorno ricevo la risposta:

Egregio Sig. ____,

La ringrazio per la sua mail e per l’attenzione verso la nostra organizzazione.

Bandiera Blu è un eco-label volontario assegnato alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio.

La sua finalità è quella di promuovere lo sviluppo sostenibile nelle aree costiere attraverso il raggiungimento di elevati standard relativamente a: qualità delle acque di balneazione, depurazione, raccolta differenziata, soccorso e sicurezza, gestione ambientale, informazione ed educazione ambientale.

La valutazione delle candidature dei Comuni avviene secondo una procedura operativa certificata, da parte di una giuria di esperti competenti in tematiche diverse e prevede il sopralluogo da parte del Reparto per la Tutela Ambientale dei Carabinieri e visite di controllo da parte della FEE Italia e della FEE International.

Per quanto riguarda la qualità delle acque di balneazione si fa riferimento ai dati prodotti ogni 15 giorni dalle ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente).

E’ chiaro che non è possibile un monitoraggio giornaliero di tutte le spiagge Bandiera Blu, perciò il riscontro del turista o del residente è molto importante in quanto ci permette di avere un feed-back costante con il quale intervenire per correggere eventuali anomalie.

La sua e-mail è stata inoltrata al Referente Nazionale del Programma Bandiera Blu che provvederà a contattare il Comune di Civitanova Marche per avere delle risposte in merito.

RingraziandoLa ancora per la sua segnalazione e per l’attenzione nei confronti del nostro programma, Le invio i miei più cordiali saluti.

Riepilogando. La FEE è una associazione volontaria che stila graduatorie in base ad autocertificazioni e che usa dati delle ARPA riguardo la pulizia delle acque. Poi prevedono delle visite di controllo, senza specificare le modalità.

Ovviamente dopo questa risposta non ho più avuto ulteriori informazioni, e Civitanova Marche ha continuato a fregiarsi della Bandiera Blu per tutto il 2009. Come ovviamente gli è stata assegnata nuovamente nel 2010, anzi è stata promossa a “cinque stelle”.

Non che ce l’abbia con Civitanova Marche, che ho usato come singolo caso specifico, quando ce ne sarebbero decine.

Ma entriamo nel dettaglio. Il regolamento per l’attribuzione delle Bandiere Blu circa la qualità dell’acqua recita:

Conformità con i valori previsti dalla Direttiva Europea sulle Acque di Balneazione, relativamente a: Coliformi totali, Coliformi fecali e Streptococchi fecali

Significa acque pulite? No, significa acque balneabili. la normativa europea citata infatti stabilisce dei parametri mandatori affinchè un tratto di mare sia balneabile. Ma mare pulito è un’altra cosa.

È il caso di approfondire Analizzerò la situazione di alcuni comuni della Regione Marche, ma questo non significa che la situazione sia difforme che nel resto d’Italia. Sul sito dell’arpam, l’organismo preposto al controllo, è possibile accedere ai dati relativi alla balneabilità (Acqua->Il mare) su cui sono presenti i dati relativi alle analisi delle acque.

Analizzando tra Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio, comuni entrambi Bandiera blu, saltano all’occhio due tratti di spiaggia su cui vige il divieto permanente di balneazione. Siamo nei pressi della foce del fiume Chienti e i coliformi fecali superano i 150 UFC/100ml, ma non sono i soli problemi di quelle acque.

Anche Potenza Picena, sempre bandiera blu (anzi 5 stelle), ha un tratto non balneabile in corrispondenza dello scarico del depuratore comunale dove i coliformi fecali raggiungono un livello impressionante: 13000 UFC/100ml e gli streptococchi fecali 800UFC/100ml (il limite è 100 per entrambi). Anche i tratti balneabili contigui a questo tratto hanno un elevato livello di coliformi fecali (80UFC/100ml).

Andiamo più a nord, Porto Recanati, ha ben 3 tratti (nei pressi delle foci del Musone e del Potenza, e nei pressi dello “scarico fiumarella”) di mare perennemente non balneabili ed è, tanto per cambiare, bandiera blu.

Risalendo ancora, troviamo finalmente dei comuni privi di tratti interdetti. Numana e Sirolo, dove il mare è notoriamente bello.

Mi fermo qui, ma sono sicuro che il problema non riguardi solo i comuni citati che, nel complesso, sono tutti luoghi squisiti su cui trascorrere ottime vacanze.

Quello che si vuole sottolineare, però, è che Bandiera Blu non significa mare pulito. Anche perché chiunque abbia avuto la possibilità di immergersi nel mare della Sardegna non avrebbe difficoltà a rispondere.